Annalisa Calabrese


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Annalisa Calabrese, giovane pittrice comasca, si presenta oggi con una ricca e ricercata produzione che segna il suo passaggio dal materico-dipinto degli anni ’90 all’attuale materico-strutturale.
Saltando l’esordio, in cui traspare la solida formazione accademica e la conoscenza della cultura figurativo-decorativa di klimtiana memoria, è possibile definire la sua pittura più recente un’unità figurativa e cromatica che esplora il visibile, cioè l’oggetto, e l’invisibile, cioè il sogno recondito di ogni essere umano rivisita gli oggetti della vita quotidiana ,”oggetti che ci sopravvivono”-come afferma l’artista-, isolati e a volte spersonalizzati, li fissa al supporto e, attraverso un sapiente uso della tecnica artistica, li restituisce allo sguardo dell’osservatore in una nuova identità.
Le realizzazioni degli ultimi anni contengono un filo conduttore che, partendo dall’oggetto (pinocchio, la valigia, la lampada, il rubinetto, le posate, il veliero, il trenino, le scarpe ….) va oltre l’oggetto stesso per esplorare il mondo delle piccole cose che alludono all’essenza dell’essere. Ciò avviene attraverso la sensibilità raffinata della pittrice che sa creare un mondo di sogno in cui la fusione tra sogno e realtà è determinata dal colore che è materia e ornamento. L’elemento decorativo diventa così segno espressivo e veicolo di immaginazione creativa. La scelta dell’oggetto, spesso cercato e trovato sulle bancarelle dei mercatini, è fondamentale nel dipinto. Avvitato al supporto tecnico, defunzionalizzato e reinventato dal colore che in alcuni casi ne cancella anche l’identità, esso diventa l’essenza di un racconto-visione onirico di cui è nota l’origine, ma ignota la conclusione.
La pittura di Annalisa è sicuramente una pittura figurativa, un figurativo che è strumento per esplorare il non visibile e approdare alla conoscenza interiore fondamentale all’atto creativo dell’artista.

Rosa De Rosa
Marilena Bassi



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